San Basilio, memorie etrusche e romane nel Delta del Po

Parlando di Polesine spesso si pensa ad una terra relativamente giovane, senza storia, ma non è esattamente così. Questa volta vi racconto di San Basilio.

Siamo nel Delta del Po Veneto ma la provincia di Ferrara è lì a pochi km. Ora San Basilio è un piccolo centro del comune di Ariano nel Polesine ma in passato era molto di più.

Torniamo indietro nel tempo, al VII secolo a.C., gli Etruschi bonificano la zona e iniziano a colonizzarla.

Il piccolo centro polesano si trovava sulla via Popilia, la via romana che partendo da Rimini andava verso nord passano per la ben più importante Adria. Città che secondo alcuni avrebbe dato il nome al Mar Adriatico. Ma è nella prima età imperiale romana (da poco prima dell’anno zero) che San Basilio assume rilevanza. Venne creata una nuova strada costiera che da Ravenna portava ad Aquileia ed Adria aveva ormai perso la sua importanza  Chi la percorreva doveva fare necessariamente delle soste per riposarsi e rifornirsi. Una di quelle tappe era proprio San Basilio. L’importanza di quella che oggi è solo una piccola frazione è testimoniata dal fatto che qui sono stati trovati i reperti più antichi di tutto il Basso Polesine. A fine anni ’70 si iniziò a scavare presso la Tenuta Forzello (chissà la loro felicità) ed iniziarono ad emergere i resti di una villa romana. Purtroppo gran parte della villa è ancora nascosta sotto i campi e visti i materiali semplici della parte emersa si pensa che la parte padronale sia ancora sotto terra.

La maggior parte dei reperti sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Adria ma una parte delle monete e delle suppellettili si possono trovare e vedere nel Centro Turistico Culturale proprio a San Basilio. Negli anni ’90 è stata inaugurata questa struttura per accogliere parte dei reperti rinvenuti (tra cui un sarcofago e una stele) e per mostrare con plastici ed illustrazioni il fenomeno delle dune fossili e l’evoluzione del Delta del Po nei vari secoli. Il Centro propone per i più piccoli laboratori didattici come quello per creare un vero e proprio mosaico in miniatura da portare a casa. Chiedete pure al personale presente.

Io sono stata accompagnata nella visita da Elisabeth che non si è risparmiata nel rispondere a tutte le mie domande. Grazie Elisabeth!

C’è pure un piccolo shop: io consiglio (perché li conosco molto bene) il riso e il miele, entrambi prodotti in zona.

A fianco del Centro, su quella che credevo fosse una montagnola invece è quello che rimane di una duna fossile, c’è l’antica pieve. Dovrebbe risalire a circa l’anno mille ma non ci sono certezze. Con il restauro degli anni ’90 sono state portate alla luce stratificazioni di varie epoche. Sotto l’attuale pavimento sono visibili, grazie alla presenza di finestre trasparenti, due absidi gemelle. La struttura è nel complesso semplice ma una particolarità la riserva l’abside: all’esterno ha una curiosa forma a sette lati.

Curiosa pure è la leggenda riguardante il cilindro di marmo presente in una nicchia alla destra dell’altare. Si narra che la colonna trasudasse un unguento utile alle neo mamme per la produzione di latte materno. Questo fino alla sua profanazione da parte di una donna di malaffare che l’avrebbe usata per il suo piacere (non se ne conoscono i particolari ma Elisabeth vi racconterà molto di più). Infine la chiesa, pur avendo secoli di storia, è stata consacrata solo negli anni ’50. Ora non è più una parrocchia ma si presta alla celebrazione di matrimoni, cerimonie varie e concerti.

Un’altra presenza illustre della zona era la “Rovra”, una quercia di circa cinquecento anni. La grande quercia, vicina all’argine del Po di Goro, è stata una presenza fissa per secoli e circondata di storie, alcune molto fantasiose. Una leggenda riporta che Dante andando verso Ravenna smarrì la strada (a quanto pare gli succedeva spesso) e, circondato da un paesaggio piano e senza punti di riferimento come il Polesine, salì sulla quercia proprio per ritrovare la via. Fantasiosa invece l’idea che sotto l’albero vivesse un’intera famiglia di gnomi. Purtroppo ora è solo un ricordo, da circa 4 anni ci ha lasciati. Dopo aver superato alluvioni, attacchi di parassiti, essere stata colpita da un fulmine quello che le ha dato il colpo di grazia probabilmente è stata l’incuria e il poco amore verso questo gigante verde.

Come raggiungere questo posto delizioso?

Il modo migliore, per me, è farlo in bici, senza fretta! Ci sono un sacco di percorsi: strade arginali, strade asfaltate, sterrati.

A voi la scelta.

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